Attualmente non è possibile prevedere un futuro migliore e neppure la fine del conflitto: questo rende la vita quotidiana tutt´altro che facile a Gaza. E’ una condizione,che grava soprattutto sulle minoranze, sulle famiglie e sui bambini. Jorge Hernandez, argentino e sacerdote della parrocchia cattolica a Gaza, è anche il responsabile delle due chiese cattoliche presenti in questa parte della Terra Santa.
Lui racconta: “Noi vediamo le conseguenze della guerra sempre più quotidianamente a causa dei molti bambini disadattati nelle nostre scuole. Per esempio uno dei nostri ragazzi indossa sempre un cappuccio,anche se non fa freddo; questo perché per lui il cappuccio è in realtà come un rifugio nel quale si può nascondere. I giovani giocano tutti come se avessero delle armi. Qui a Gaza il più grande desiderio dei bambini è possedere al più presto un fucile di plastica, cosi come in Argentina ogni giovane desidera diventare un calciatore! Queste sono tutte conseguenze per cui i bambini crescono in un mondo contrassegnato dalla violenza. Vogliono sentirsi forti. I bambini sono cresciuti spaventati,e l’atmosfera anche a casa spesso è pesante. Le famiglie vivono in una situazione di impotenza e hanno adesso ancora meno possibilità di influire in qualche modo sugli sviluppi del futuro. É molto diffuso, qua a Gaza, l’atteggiamento della “rassegnazione consapevole”.
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